Dolore vero, sfacciato, egoista

Vivo in mezzo a gente che non sa di essere fortunata, vivo in mezzo a gente che non capisce un cazzo. Passo la serata a parlare con amici di amici di conoscenti che pensano in maniera completamente diversa da me, non mi sento bene. Scrivo un messaggio sul cellulare indirizzato a Lei, ma non lo invio. Il messaggio dice: non sto bene ma sono felice, nessuno mi capisce o non vuole capirmi, forse nemmeno tu, ma sono felice. La mia vita non va come vorrei ma sono felice. Una volta ti ho detto che non eri la persona speciale che credevo, mi sono sbagliato, etc.etc.etc.etc. Il messaggio non l’ho inviato, lo stavo scrivendo durante la cena di questa sera in mezzo ai mille discorsi della gente che mi circondava. Non mi sento bene, ho paura di impazzire, non sto bene fisicamente perchè il “mio male” non mi dà tregua, si rifà vivo almeno una volta al mese e nessuno mi sa dire cos’ho. Allora mi ci metto da solo, con le mie idee, da ignorante, e penso alle possibili cause del mio male: la mia vita storta, il modo in cui mangio (o non mangio), il modo in cui dormo (o non dormo), il modo in cui bevo (forse troppo), ma soprattutto il modo in cui fumo (decisamente troppo). E penso alla mia vita che non va (sottolineo “non va”, perchè se andasse veramente male almeno da qualche parte andrebbe). Sono fermo, lì ad un passo dalla rovina e dal successo, dal sentirsi un fallito e dal sentirsi realizzati.

Ho voglia di piangere, si di piangere. Ed ora piango, piango perchè so di piangere da solo, mentre una volta piangevo con Lei (non sempre ovviamente). Quando lo facevo con lei il pianto era meno doloroso, meno intenso, meno crudele: ora lo sento vivo, dentro, qua, nel mio petto, nel mio corpo, il dolore vero, sfacciato, egoista.

Se sto male divento un debole, e odio essere o sentirmi un debole. Ma la cosa che odio più in assoluto è il fatto che non ci sia nessuno che mi dica che non sono un debole, che non devo stare così male, che devo alzare lo sguardo, nessuno che mi dica di rimettere le ali ad una vita che devo sentire mia.

Ora non ho voglia di continuare a scrivere, forse questa è una di quelle poche volte che scrivere mi fa star male, come un qualcosa di decostruttivo, un qualcosa che rivela la mia totale impotenza a reagire. Ho voglia solo di un letto, di un sonno sereno, senza pensieri, profondo e bambino nella sua ingnoranza tenera, perdonabile, colma di speranze, forse campate in aria.

Mi auguro una buona notte, serena, come la Vostra.

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