Tutto ciò lo scrivo a me stesso

Corda

Cosa mi voglio scrivere questa notte? Un’idea ce l’ho: potrei scrivere del fatto che oggi non ho fatto altro che fumare una sigaretta dietro l’altra, di aver concluso poco o niente nello schema generale della mia vita, potrei scrivere di molte cose ma non servirebbe a niente. La cosa stupida è che ho fumato, non ho pranzato nè cenato (figuriamoci se ho fatto colazione), e il mio corpo non sente alcun bisogno particolare: qualcosa non va? In realtà avverto una leggera nausea, e un bruciore ai polmoni (cose già “sentite“), quindi nessuna novità. Solo che oggi sono convinto ci sia qualcosa fuori posto. Questa notte dormo da solo, mi sento un bambino impaurito. Non posso far altro che rannicchiarmi nel letto, facendomi sempre più piccolo, sotto le coperte, e ripararmi dal freddo che entra dalla finestra aperta (almeno questo fumo truffaldino se ne esce dalla stanza). Ascolto in lontanza, in strada, i rumori della notte, soffusi, quasi impercettibili. Un auto che alle 3.08 di notte passa lenta per la via, e provo ad immaginarmi chi sta alla guida, chi è? Un lui o una lei? Ma soprattutto, perchè si sta “muovendo” a quest’ora della notte? Il mondo è così misterioso nei suoi silenzi e nella sua immensità; segue meccanismi complessi e noi siamo solo dei piccoli ingranaggi, proprio come gli ingranaggi di plastica delle sorpresine dell’ovetto Kinder. Me li ricordo benissimo, quegli ingranaggi: colorati, alcuni in metallo color argento, e quello sempre più grande, di colore bianco, sopra la cui seghettatura facevo passare le punte delle dita per sentirmi pungere piano piano (trattasi di un test per sapere se si trattava di un buon ingranaggio, non ero un bambino masochista…). Gli ovetti Kinder… con quel bambino della pubblicità, anch’egli di plastica, me lo immaginavo uscire dalla catena di produzione della stessa Kinder…

Giusto per rimanere in tema, oggi la mia mente, più che esser libera, pare sia di plastica. Non solo oggi, per la verità. Sono giorni, o addirittura mesi, che i miei pensieri faticano a mettersi in ordine per dar vita ad un processo mentale razionale. I problemi sono principalmente due: sono troppi; non hanno un nesso logico. Penso a tutto e a tutti, ma non ne traggo alcuna soddisfazione. Così ascolto il mio corpo, lo ascolto in continuazione, e non faccio altro che peggiorare le cose. Attendo giorni migliori, come un idiota, e rimango nella speranza che succeda qualcosa prima di staccare la spina.

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