Questa sera scrivo

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Osservo il mondo isolato in cui sto vivendo e mi sento a disagio: non sono stato così bravo a creare il mio mondo. Ogni giorno le cose si fanno sempre più difficili, e non smetto di fumare. Questa sera uno dei miei coinquilini è completamente impazzito, nel vero senso del termine: ha assalito una mia coinquilina baciandola in bocca. Ovvio che da domani si prenderanno seri provvedimenti, l’avrei disintegrato. Poi però penso che il sottoscritto non centra molto con la faccenda perciò che se la vedano fra loro. Ora sono nella mia stanza, fredda, e mi chiedo come mai nel 2007 possano esistere ancora stanze fredde in una casa: la risposta è ovvia, perciò posso proseguire anche senza darmi una risposta precisa. Oggi ho visto i miei, per una decina di minuti, o forse meno, e qualcosa è successo: abbiamo parlato di cazzate per la maggior parte del tempo, di cose inutili, per il resto? No, non riesco a dire nulla a loro, nè di come sto, nè di cosa sto facendo (o non facendo). Questa situazione mi sta pesando moltissimo, eppure non riesco a far nulla per uscirne. Da fuori sembra tutto così facile, se mi guardassi dall’esterno capirei che solo un perfetto idiota si comporterebbe come me, eppure non riesco a “muovermi“. Forse non c’è nemmeno una motivazione esatta che possa giustificare questo comportamento, o forse è così grande che non posso comprenderla. Ascolto il silenzio della mia stanza che si abbina perfettamente al silenzio che ho dentro. Questo week end ho rifiutato parecchie occasioni per divertirmi, per divertirmi davvero, e come al solito non so perchè. A volte ripenso a qualche anno fa, a com’era la vita di appartamento universitario, e nonostante riafforino i ricordi di momenti felici, vedo tutto con amarezza: ogni ricordo è stato intinto in un liquido di amarezza. So che se anche provassi ad appendere i miei ricordi più belli ad un filo immaginario non riuscirei a cambiare le cose, li vedrei solamente gocciolare proprio di quel liquido maledetto; se potessi li asciugherei ma qualcosa renderebbe vano ogni mio tentativo.

E’ quasi l’una e, ragionando secondo la media di quest’ultimo periodo, è presto per andare a dormire: è come se avessi un altro pomeriggio davanti a me. Ho finito le sigarette, ma qualcosa mi dice che stasera è meglio che non esca a prendermene un altro pacchetto. Non riesco più a “lavorare” al pc senza fumare perciò non so quanto resisterò a scrivere, inizio a riflettere su cosa posso fare dopo. Potrei guardare un film, ma quale film sarebbe capace di catturare la mia attenzione, scarrozzarmi in un viaggio senza meta, e che mi faccia riflettere fino alla notte dei tempi? Nessuno, perlomeno nessuno che io abbia in “videoteca”. Allora potrei ascoltare della musica: è da parecchio tempo che non mi metto un paio di cuffie con una resa strepitosa e ascolto per ore della buona musica. Canzoni che riescono a stordirmi, melodie strane che mi incuriosiscono, ritmi che scandiscono il tempo meglio dell’orologio, concatenazioni di parole che pungono cervelli sensibili: non ho nulla di nuovo, e non ho voglia di intraprendere una ricerca infinita proprio questa sera. Allora cosa potrei fare? Leggere. La lettura è un altro dei miei passatempi preferiti, solitamente, ma si pone lo stesso problema degli altri due: sarò davvero così fortunato da trovare qualcosa che possa catturare la mia attenzione, qualcosa che riesca ad entrare così profondamente al punto tale da poter abbracciare la mia anima? No, non mi ritengo così fortunato, e poi non è una cosa che si può scegliere, è una cosa che arriva all’improvviso, soprattutto quando meno te lo aspetti (un film visto alla tv quando torni alla domenica mattina, una canzone che non sapevi nemmeno di avere, un libro fuori posto in uno scaffale di una libreria del centro). Qualcosa troverò da fare, non so cosa.

Perchè ogni volta che dobbiamo chiudere un post dobbiamo per forza di cose metterci alla ricerca di una frase d’effetto? Ovvio, per lasciar riflettere il lettore, ma questa volta non me la sento: rilassate la vostra mente, dedicate il vostro tempo alle vostre cose: a volte, riflettere, si rivela un compito difficile e troppo avido di risorse.

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